In questo articolo andremo a vedere alcune spiegazioni scientifiche sui malori che possono colpire i calciatori di alto livello durante le partite.
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Introduzione
In questi anni abbiamo assistito a casi di malori che hanno colpito i calciatori durante le partite di calcio. Il caso di Eriksen, avvenuto durante Euro 2020 la scorsa estate, è stato visto a livello globale e ha sconvolto l’opinione pubblica. Anche il caso Morosini avvenuto anni fa fece molto clamore. Ricorderete anche i casi di Lichtsteiner e di Cassano verificatesi un po’ di anni fa. Recentemente abbiamo assistito al ritiro del Kun Aguero per gravi problemi cardiaci. Abbiamo visto anche Zielinski uscire dal campo con evidenti difficoltà respiratorie. Ma cosa provoca questi malori? Perché i calciatori subiscono questi malori? Quali spiegazioni scientifiche possono chiarire questi spiacevoli eventi? Andremo, dunque, a dare una spiegazione a queste domande appoggiandoci a delle basi scientifiche.
L’ attività del calciatore
Il calciatore di alto livello deve svolgere un’attività fisica molto impegnativa. Dal punto di vista atletico l’impatto è alto e non solo. Un giocatore, così come un qualsiasi atleta, a certi livelli deve sostenere un carico di lavoro non di poco conto che, oltre all’aspetto fisiologico, comprende anche l’aspetto mentale. L’attività di questo atleta è fisica, tecnica e tattica.
Il calcio è uno sport che richiede un’attività fisica multifattoriale. Dal punto di vista fisiologico l’intensità dello sforzo, oltre che al volume di tutte le azioni che si svolgono in una gara, è la componente fondamentale. Il calcio è un’attività di tipo aerobica – anaerobica alternata; cosa significa ciò? Significa che un atleta deve alternare delle fasi (intervalli) ad alta e/o altissima intensità di breve durata a fasi di intensità bassa e/o moderata più lunghe per recuperare dallo sforzo più intenso. Durante la partita queste fasi si alternano tante volte.
Conseguenze dell’evoluzione del gioco
Il gioco del calcio è molto cambiato nel corso della sua storia. L’evoluzione di questo sport ha coinvolto le forme e le strutture del gioco, dagli aspetti della tecnica esecutiva fino ai sistemi di gioco. Quest’ultimi hanno richiesto sempre maggior impegno fisico, tecnico e tattico. Dal punto di vista fisico sono cambiate tantissime cose. Nel corso dei decenni la velocità del gioco è cresciuta, così come anche l’intensità delle azioni. In tempi più recenti, in particolare riguarda gli ultimi 15 anni, le distanze percorse dai calciatori ad alta intensità sono aumentate notevolmente. Questa variabile fisica non va confusa con la distanza totale percorsa tanto decantata ultimamente dai giornalisti. Come al solito i narratori di questo sport non ci hanno capito niente e speculano perché la gente non ha questo tipo di competenze. Non le hanno nemmeno loro, e questo è parecchio evidente.
Il fattore intensità
Tornando al discorso delle distanze percorse, queste rappresentano tutti i movimenti che i giocatori compiono sul terreno di gioco durante la gara. Questa distanza è percorsa a velocità diverse di movimento. I giocatori corrono a velocità sempre diverse, alternando la corsa lenta alla corsa veloce allo sprint e alla camminata. Delle volte possono stare anche fermi e muoversi a piccoli passi. Tutto ciò dipende dalle necessità della situazione che si presenta al dato momento. La distanza più importante è quella percorsa ad alta velocità della corsa e quella coperta con gli sprint (accelerazioni massimali). Più vengono ripetute queste corse e più tempo durano, più sarà importante lo sforzo che gli atleti dovranno sostenere.
Nel corso degli anni, in particolare gli ultimi dieci anni circa, il gioco è andato sempre più verso l’aumento dell’intensità. Il gioco è diventato più veloce rispetto al passato. Velocizzare l’azione con la palla, pressare subito e spesso e aggredire continuamente l’avversario rappresentano degli sforzi davvero notevoli. Questa è la direzione che il gioco ha preso nel tempo. In Italia si è applicata molta resistenza al cambiamento, anche se stanno uscendo sempre più allenatori che non seguono la tradizione del “gioco all’italiana”. Ciò naturalmente non vuol dire che il difensivismo sia meno dispendioso, bensì avviene tutt’altro. Il gioco è ora più impegnativo fisicamente e anche le preparazioni fisiche si sono adeguate a sostenere queste richieste. Allo stesso tempo, come è doveroso che sia, anche il lavoro preventivo è migliorato per compensare alle problematiche.
Perché ho parlato delle intensità e delle velocità della corsa? Perché l’intensità di uno sforzo, che nel calcio durante le gare si misura con la velocità della corsa, nell’effettivo è data dal valore della frequenza cardiaca (battiti del cuore al minuto). Dopo uno sforzo fisico il cuore riceve il segnale di aumentare la pompa del sangue. L’incremento non avviene al momento stesso ma solo dopo alcuni secondi. Più sarà alto e duraturo uno sforzo, più questo provocherà l’incremento della frequenza cardiaca. Secondo gli studi la frequenza cardiaca media in una gara è intorno ai 170 battiti al minuto. E stiamo parlando di un valore medio, il che significa che in certi intervalli di tempo la frequenza può essere molto più alta.
Ripetere tante volte le accelerazioni, avere meno tempo per recuperare (che accade in certi frangenti della gara) e stare anche sotto carico psicologico rappresentano dei fattori di sforzo importanti. Bisogna infatti ricordare che, oltre agli sforzi fisici e mentali legati alle dinamiche stesse del gioco, gli atleti sono sottoposti anche a una pressione psicologica. La frequenza cardiaca degli atleti negli sport di competizione è già alta prima della gara. Non è dovuto solo alla fase di riscaldamento precedente all’inizio, anche se non sarà alta la variazione visto quanto tempo si perde, ma anche a tutta la tensione e al carico emotivo che mentalmente provano questi atleti.
Gli sforzi muscolari elevati generano dei livelli di tensione altissimi e ripetuti tante volte. I contatti fisici sono diventati molto più frequenti, segno evidente dei sistemi difensivi attuali. Questi sono già alcuni motivi, ad esempio, per le lesioni muscolari che i giocatori soffrono molto spesso agli arti inferiori (in particolare al retro-coscia).
Le partite ravvicinate
Le partite sono sempre ravvicinate e si gioca molto spesso ogni tre giorni. Gli staff lavorano tanto in scarico per compensare e fanno lavoro propedeutico, ma non può bastare. Il miglioramento dei metodi di allenamento e delle procedure di prevenzione ha consentito di limitare i danni fisici. Purtroppo, per quanto siano migliorate le nostre conoscenze in tal senso, gli infortuni continuano ad aumentare. Quest’ultimo anno e mezzo di COVID-19, tra l’altro, ha causato l’accorciamento dei tempi tra una stagione e l’altra, ha accorciato le pause stagionali e costretto a fare dei calendari troppo condensati. Tutto ciò rappresenta un fattore di rischio notevole per i calciatori.
Le evidenze riscontrate negli studi di settore hanno messo un po’ di luce su tutti questi aspetti. Conosciamo molto bene gran parte dei fattori di rischio per gli atleti. Attualmente il lato critico è rappresentato dal monitoraggio delle funzioni cardiovascolari. Non è possibile monitorare tutto e spesso gli screening si effettuano solo dopo lo sforzo di una gara e per soli fini di ricerca scientifica. Nei centri tecnici anche gli staff fanno i test sui calciatori. Ciononostante, risulta parecchio difficile poter prevedere con largo anticipo le cause o i fattori scatenanti dei problemi all’apparato cardiocircolatorio. Spesso si riscontrano a danno già fatto (come nel caso di Aguero).
Non mancano i casi di giocatori che hanno manifestato malori cardiaci ma che, stranamente, risultavano negativi agli esami di screening. Così come non sono mancati i casi di atleti dimessi dagli ospedali pur avendo tali problemi. Questo è quanto osservato da Berge e colleghi nel 2015 e nel 2018 dopo 8 anni di follow-up. Gli stessi ricercatori hanno riportato i casi di giocatori colpiti da malori che hanno disputato le gare con i sintomi cardiaci. Alcuni di questi atleti avevano ignorato o sopportato i fastidi, un altro aveva ricevuto un’assistenza medica inadeguata e che aveva mal inteso il problema.
Il caso Eriksen
Durante Euro 2020 l’estate scorsa il talento danese Eriksen si è accasciato sul terreno di gioco. La paura è stata tantissima e alta è stata pure la tensione. L’intervento provvidenziale del compagno di squadra Kjaer con il massaggio cardiaco e poi dei paramedici con il defibrillatore ha salvato la vita a questo campione.
Eriksen non respirava più, non perché fosse morto, ma perché il sistema cardiorespiratorio si era fermato. Il giocatore ha avuto una tachicardia ventricolare. L’aritmia provocata al ventricolo destro, o almeno si presuppone, ha portato questa porzione del miocardio in fibrillazione. Si tratta di una condizione particolarmente pericolosa che può essere mortale. Il miocardio ventricolare non può stare troppo a lungo in condizioni di tachicardia. Nel giro di qualche minuto questo diventa fibrillare e non è più in grado di pompare il sangue. Questa condizione porta dopo pochi secondi all’arresto cardiaco.
Tipologie di cause dei malori
Alcune cause dei malori sono state menzionate sopra. I tanti impegni ravvicinati e la tipologia di attività intermittente, dove le fasi intense sono aumentate, sono tra le prime. Va aggiunto che anche il COVID-19 non è d’aiuto, perché nei soggetti positivi ha dato alcune grane. Non è ancora chiaro se gli atleti positivi abbiano avuto dei danni. Non ci sono stati riscontri negli screening eseguiti dai ricercatori. I test hanno rintracciato la troponina I nel miocardio, osservata nei soggetti infetti da Sars Cov2, ma non se ne capisce il ruolo.
Anche le vaccinazioni non si possono escludere tre le considerazioni. Ci sono solo alcune interpretazioni e discussioni, ma non si ha una risposta certa.Sono state necessarie più dosi di vaccino e, per quanto ci sia stata la certificazione di sicurezza dagli enti preposti, non abbiamo alcun dato su effetti a lungo termine. Oltretutto è stato riscontrato che i vaccini contro il Sars Cov2 possono provocare casi di miocardite al cuore. I malori associabili al farmaco vaccinale si sono verificati in alcuni soggetti. La questione è difficile da trattare attualmente. L’opinione pubblica si altera facilmente quando si parla dei vaccini. Le discussioni tuttavia non si sono fermate e a mancare è proprio la certezza.
Va detta un’altra causa che purtroppo è stata trascurata. Il lungo lockdown e le varie quarantene sono stati come macigni per questi atleti. Ci sono evidenze scientifiche riscontrate durante questa pandemia che lo hanno dimostrato.
Oltre agli aspetti legati al gioco, alla tipologia dello sforzo, al numero di gare ravvicinate, al COVID-19 e alle quarantene, vanno considerati anche i viaggi ravvicinati, le alimentazioni dei giocatori e l’assunzione di farmaci nelle ore precedenti. Alcune sostanze alimentari e alcune sostanze dei farmaci hanno effetti collaterali sugli apparati e sui sistemi del nostro corpo. Le sostanze farmaceutiche hanno effetti collaterali sul cuore. Possono verificarsi anche malori di lieve entità. Non possiamo sapere cosa viene assunto dagli atleti prima di un impegno sportivo e come. I professionisti che lavorano con loro dovrebbero saperlo e i giocatori dovrebbero prendere l’abitudine di informare sempre gli staff.
Cause congenite ed ereditarie dei malori
Ci sono alcune cause di origine congenita e addirittura ereditaria che portano ai malori. Spesso non sono evidenti, non vengono riscontrate negli screening e si manifestano da un momento all’altro della vita di un soggetto.
Gli arresti cardiaci possono derivare da malattie genetiche come la cardiomiopatia ipertrofica e la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, da anomalie congenite delle arterie coronarie, da rottura aortica nella sindrome di Marfan, miocardite (infiammazione del miocardio acuta o cicatrice miocardica post-infiammatoria) e da malattie valvolari, tra cui stenosi della valvola aortica e prolasso della valvola mitrale.
Una percentuale non trascurabile di atleti che soffrono di arresto cardiaco o colpiti da morte improvvisa non ha evidenza di cardiopatia strutturale e la causa del loro malore è correlata a condizioni cardiache elettriche primarie, vale a dire difetti cardiaci ereditari del canale ionico (canalopatie) tra cui sindrome del QT lungo, tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica, e sindrome di Brugada.
Tra le patologie citate una che andrebbe annoverata è la cicatrice miocardica al ventricolo sinistro del cuore. Questa anomalia è difficile da individuare nei test e può provocare diversi problemi (come l’inspessimento del miocardio e varie aritmie). Sotto sforzi intensi questa potrebbe essere una delle cause che portano all’arresto cardiaco.
Quanto descritto viene riportato da dott. Corrado e i suoi colleghi in un recente articolo (2021).
In conclusione…
Queste sono solo alcune osservazioni sui rischi legati a uno sport come il calcio. Per maggiori approfondimenti sul tema dei malori potrei scrivere degli altri articoli dedicati. I rischi cardiaci e gli infortuni muscolari o di altro genere sono da monitorare e servirebbe una maggiore informazione. Voglio ricordare, inoltre, che questi casi sono presenti anche nei livelli più bassi degli sport come il calcio. Bisogna ricordare anche tutti quelli che praticano sport ricreativo (partitelle tra amici per intenderci). Non fanno voce e non attirano l’attenzione dei media, ma i casi di malori tra i dilettanti e i ricreativi esistono e vanno presi in considerazione. La salute e l’incolumità di chi pratica lo sport dovrebbe venire prima degli altri interessi, ma credo sia banale doverlo dire (in realtà non lo è affatto).
Uno studio del 2019 ha evidenziato che chi pratica sport ricreativo è esposto a rischi cardiaci. Il tasso generico di mortalità riportato è di 0,48 ogni 100000 abitanti per un’età media di 35,5 anni. Il tasso di mortalità cresce con il salire dell’età. La fascia d’età 40-49, per esempio, porta un valore di 0,67/100000, addirittura tre volte superiore alla fascia 50-59. Ma è la fascia dei 30-39 ad aver mostrato i rischi più elevati nei rilevamenti effettuati da Işın e colleghi recentemente (2021). Secondo questi ricercatori, oltretutto, è proprio il calcio ricreativo che ha evidenziato i rischi più elevati. I decessi sono avvenuti tutti entro un’ora dall’inizio del gioco. Perciò è meglio prestare attenzione e fare sempre dei controlli preventivi.
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Alcuni articoli scientifici di riferimento
Domenico Corrado, Antonio Pelliccia, Cristina Basso, Alessandro Zorzi, Screening professional athletes for cardiovascular diseases at risk of cardiac arrest, European Heart Journal, 2021;, ehab440, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehab440
Işın, A., Turgut, A., & Peden, A. E. (2021). Epidemiology of Football-Related Sudden Cardiac Death in Turkey. Medicina (Kaunas, Lithuania), 57(10), 1105. https://doi.org/10.3390/medicina57101105
Berge, H. M., Andersen, T. E., & Bahr, R. (2019). Cardiovascular incidents in male professional football players with negative preparticipation cardiac screening results: an 8-year follow-up. British journal of sports medicine, 53(20), 1279–1284. https://doi.org/10.1136/bjsports-2018-099845
Berge, H. M., Gjesdal, K., Andersen, T. E., Solberg, E. E., & Steine, K. (2015). Prevalence of abnormal ECGs in male soccer players decreases with the Seattle criteria, but is still high. Scandinavian journal of medicine & science in sports, 25(4), 501–508. https://doi.org/10.1111/sms.12274
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